Al Museo Crocetti una sospensione che diventa visione
C’è un tempo che non si misura, non si rincorre, non si consuma. È un tempo che resta, che si dilata, che invita a sostare. È questo il cuore della mostra “Il tempo sospeso. Poesia e religioso silenzio cosmico”, antologica dedicata all’artista Mario Marzi e allestita fino al 25 aprile 2026 negli spazi del suggestivo Museo Venanzo Crocetti.
Inaugurata lo scorso 18 aprile, l’esposizione — curata con particolare gusto dall’Archivio Paolo Salvati — si presenta come un attraversamento silenzioso e coerente di oltre quarant’anni di ricerca pittorica: 23 opere, realizzate tra il 1984 e il 2025, compongono una traiettoria che non è solo artistica, ma profondamente interiore.

Nell’osservare lo spettacolo di una grande sala in cui le opere pittoriche di Marzi si susseguono descrivendone la parabola esperenziale lunga una vita, si apprezza l’adozione di una raffinata sospensione come linguaggio prediletto dal pennello.
Nei paesaggi di Marzi, perfino quando non accade nulla, tutto sembra vibrare. La natura si dispiega in atmosfere ovattate, quasi oniriche, dove gli elementi convivono in un equilibrio sospeso. Gli animali che abitano queste tele non inseguono né fuggono: coesistono, liberati da quella tensione primaria che nel mondo reale li definisce. È una pittura che sottrae, più che aggiungere. Che rinuncia al racconto per cercare una forma di presenza più essenziale. In questo spazio rarefatto, il tempo perde la sua funzione lineare e diventa percezione, campo aperto in cui lo sguardo è chiamato a rallentare. Un altrove dove lo sguardo dell’osservatore viene condotto con dolcezza ad indugiare sui minuziosi dettagli che incantano. Luoghi del pensiero dove la primavera, l’autunno e l’estate si incontrano per creare una alchimia di insieme che, come la carezza di una domanda fiabesca, cattura gli occhi e invita a diventare parte della risposta, cercando nel profondo dei sensi. Il comun denominatore è un silenzio che parla, un silenzio “pieno”, rotondo, in cui riposarsi per dedicarsi tempo. Il sottotitolo della mostra — Poesia e religioso silenzio cosmico — non è una dichiarazione estetica, ma una chiave di accesso. Il silenzio evocato da Marzi non è vuoto: è una soglia. Una dimensione in cui la luce, sempre morbida e diffusa, costruisce paesaggi interiori prima ancora che visivi.
La sua formazione romana, unita all’attività di restauratore, emerge nella solidità della composizione, ma viene progressivamente trasfigurata in una cifra poetica personale. Non c’è adesione né all’astrazione pura né al realismo descrittivo: Marzi si colloca in una zona autonoma, dove il paesaggio diventa spazio mentale e spirituale.

Uno sguardo critico plurale ha qualificato ed arricchito l’esposizione. A guidare la lettura dell’esposizione –dal vivo al vernissage e nel videoservizio di David Cardarelli per Monolite Notizie- sono le voci di Alberto Moioli, critico d’arte, saggista e giornalista nonchè, dal 2012, Direttore Editoriale dell’Enciclopedia d’Arte italiana, e Luigi Salvatori, architetto, critico d’arte, artista (recentemente protagonista di una sua personale di cui cliccando qui il videoservizio) già presidente dal 2018 al 2025 dell’Associazione Cento Pittori di Via Margutta, chiamati a restituire la complessità di un lavoro che, come sottolineato ai microfoni di Monolite Notizie nel video che accompagna l’articolo in lettura, si presta a più livelli di interpretazione.
Nel titolo stesso, “tempo”, si cela una tensione che non è immobilità, ma dilatazione. Una dimensione che interroga il visitatore, lo costringe a confrontarsi con un ritmo altro, lontano dalla frenesia contemporanea. C’è poi un elemento che rende questa mostra ancora più suggestiva: il luogo che la ospita. Il bel Museo Venanzo Crocettinon è un semplice contenitore, ma parte integrante dell’esperienza. La collezione di opere a firma Mario Marzi entra naturalmente in dialogo silenzioso con il Museo stesso. Le sue sale custodiscono sculture di straordinaria eleganza, in cui figure animali — plastiche, raffinate, quasi sospese nel gesto — sembrano entrare in una connessione naturale con gli animali dipinti da Marzi. Due linguaggi diversi, scultura e pittura, che si sfiorano sul terreno comune della grazia e dell’armonia. In questo intreccio visivo si inserisce anche la voce dell’artista: Marzi, intervistato, ha sottolineato il debito poetico nei confronti di Paolo Salvati, conosciuto personalmente e profondamente stimato. È proprio a quella lezione — fatta di lirismo, silenzio e tensione interiore — che la sua pittura continua ad attingere, oggi custodita e valorizzata dalla Fondazione omonima.
Promossa anche dall’ICAS – Intergruppo Parlamentare Cultura, Arte e Sport e sostenuta dal patrocinio della Commissione Cultura della Camera, presieduta dall’on. Federico Mollicone, la mostra si inserisce in un contesto istituzionale che riconosce all’arte un ruolo non decorativo, ma riflessivo e necessario. Un progetto tra arte e istituzioni che lo stesso on. Mollicone ha così descritto:
È con particolare orgoglio e apprezzamento che rivolgo il mio saluto in occasione dell’inaugurazione della mostra antologica ‘Il Tempo Sospeso, poesia e religioso silenzio cosmico’, dedicata all’opera di Mario Marzi. Questa esposizione, ospitata nella prestigiosa cornice del Museo Venanzo Crocetti, rappresenta unmomento di alto valore per il panorama artistico nazionale. Attraverso i ventitré dipinti selezionati dall’Archivio Paolo Salvati, abbiamo l’opportunità di immergerci in un percorso creativo cheattraversa oltre quarant’anni di storia e ricerca estetica. La pittura di Marzi ci consegna un messaggio fondamentale, oggi più che mai necessario: un invito all’attesa e alla speranza. I suoi paesaggi immaginari non sono semplici rappresentazioni, ma spazidell’anima dove la fermezza intellettuale si sposa con una profonda spiritualità interiore. In questo ‘silenzio cosmico’, l’artista riesce a fermare il tempo, offrendo allo spettatore una riflessione metafisica che nobilita l’arte italiana contemporanea.
Come Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei deputati, sosteniamo conconvinzione iniziative di tale spessore, capaci di valorizzare l’identità culturale e il genio creativo dei nostri maestri. Auguro, dunque, al curatore, ai critici Alberto Moioli e Luigi Salvatori e a tutti i visitatori un’esperienza di profonda ispirazione.
Nella cornice così illustrata dal Presidente della Commissione Cultura della Camera si colloca il lavoro in cui è attivo l’Archivio Paolo Salvati, impegnato in una progettualità che guarda all’arte come strumento di indagine interiore e di dialogo con il trascendente. Visitare “Il tempo sospeso” significa accettare una sfida silenziosa ma altrettanto potente: rinunciare alla fretta, abbandonare la ricerca di un significato immediato, e sostare. Perché è proprio in quella sospensione — in quell’istante che non passa — che la pittura di Marzi trova la sua verità più profonda. Non racconta, non dimostra, non spiega: allude. E in quell’allusione, discreta ma insistente, si apre uno spazio raro. Uno spazio in cui il tempo non scorre più, ma finalmente si lascia ascoltare.

Fino al 25 aprile la Mostra “Il tempo sospeso” è un’occasione preziosa per attraversare, nel cuore di Roma, una pittura che non chiede di essere guardata in fretta, ma vissuta nel tempo lento della contemplazione.
Alessandra Battaglia
Riepilogo Info
Titolo: Il tempo sospeso. Poesia e religioso silenzio cosmico
Artista: Mario Marzi
Curatela: Archivio Paolo Salvati
Luogo: Museo Venanzo Crocetti, Roma
Periodo: 18 – 25 aprile 2026
Ingresso: libero
