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Videointervista alla Numero Uno assoluta low kick in Italia

Ci sono storie che nascono lontano dai riflettori, in palestre dove il sudore ha un odore preciso, pungente ma si fonde con il sapore dolce del sogno di mettersi alla prova. In quei luoghi le parole contano meno dei colpi. Storie che non chiedono il permesso di esistere. Si fanno strada da sole, round dopo round.

Quella di Fabiana De Angelis è una di queste.

Non è solo la storia di una campionessa. È la storia di una donna che ha scelto uno sport che molti, ancora oggi, faticano ad associare al femminile. La kickboxing, la low kick, il contatto pieno. Colpi veri. Impatto. Resistenza. Un mondo che per troppo tempo è stato raccontato come “maschile”. E invece ecco la persona che ribalta i pregiudizi e, come lei stessa ha incoraggiato le nostre VideoLettrici, insegue con coraggio i suoi sogni che, un gesto atletico dopo l’altro, la incoronano la migliore di tutta Italia. Lei è la Campionessa che dimostra di aver vinto sopratutto fuori e prima del ring. Ha avuto il coraggio di stare dove non ti aspettano. Entrare in un ring non è mai solo un gesto atletico. È una dichiarazione. Per una donna, spesso, è anche e sopratutto una sfida culturale. Per Fabiana che, vedendola dal vivo ed acqua e sapone, è anche molto bella, una lotta ancora più complessa contro i preconcetti e lo stigma.

“È troppo duro.”
“Non è uno sport da ragazze.”
“Ti fai male.”

Frasi sentite mille volte, sussurrate o dette apertamente. Frasi che non riescono a fermare Fabiana che ha deciso di ascoltare altro: il battito accelerato prima del match, il rumore dei guantoni, la concentrazione che taglia il mondo fuori.

Fabiana non ha risposto con le parole. Ha risposto combattendo. Ha educato, sacrificio dopo sacrificio, la sua mente a disciplinare il fisico; ha usato quel corpo come linguaggio, la disciplina come scelta di vita. Ogni allenamento è una costruzione invisibile. Ripetizione, sacrificio, disciplina. Non c’è scorciatoia nello sport da contatto. Non c’è finzione.
Il ring restituisce esattamente ciò che sei. Ed è lì che Fabiana ha costruito la sua identità: non solo atleta, ma presenza. Una presenza che impone rispetto senza chiederlo. Una presenza che esprime identità unica e fedeltà a se stessi. Questo ho imparato trascorrendo con lei una mattinata per capire chi è la persona vincente dentro la nostra grande campionessa nazionale. Ho capito che vincere è solo una parte della storia. Forse anche marginale. Un tassello di un itinerario molto più articolato. Voglio dire che i titoli, le vittorie, le medaglie contano. Certo che contano, contano molto. Ma non raccontano tutto. Perché ogni vittoria di Fabiana De Angelis ha un peso diverso. Non è solo sportiva. È simbolica.

È una crepa in un’idea vecchia.
È la prova che il talento non ha genere.
Che la forza non è un’esclusiva.

Che la determinazione non si insegna con gli stereotipi. Il binomio di donne e sport è instabile ed esprime, se ci riflettiamo con onestà, la vibrazione di una rivoluzione ancora tutta in divenire. Il percorso delle donne nello sport è fatto di conquiste lente, spesso silenziose. E, a mio parere, non sempre celebrate come dovrebbero. Eppure, ogni atleta che entra in un campo, su una pista, in un ring, porta con sé qualcosa di più grande: una possibilità. La possibilità per una bambina di guardare e dire:

“Posso farlo anche io.”

E questo cambia tutto.

Questa intervista mi ha coinvolta molto, inducendomi a riflettere tanto su me stessa e sul ritmo a cui viaggia il nostro presente mi rivolgo con questo articolo sopratutto al versante femminile dei miei cari Lettori. Oggi lo sport femminile sta vivendo una stagione nuova. Più visibilità, più consapevolezza, più spazio. Ma la strada non è finita. In un certo senso è solo all’alba di un cambiamento che richiede concentrazione profonda di tutte noi.

Servono storie.
Servono esempi.
Servono volti.

Fabiana è uno di questi. Non perché sia perfetta. Ma perché è reale. Non sta aspettando di essere accettata: si prende il proprio spazio. Il suo sogno si proietta dalla provincia di Roma, da Cave, al mondo intero, affermando “io sono” e “io ci sono”. Come vedrete nel videoservizio di David Cardarelli per Monolite, Fabiana ha un suo modo di essere presente in armonia e in equilibrio.

Ricordo che anche io, da piccola, avevo un rapporto giudicato strano con i giochi considerati “da bambina”. Mentre tutte sembravano affezionate ai bambolotti e alle bambole, io restavo incantata da moto e automobili, adoravo la bicicletta e i pattini, nonostante le ginocchia puntualmente sbucciate, e mi divertivo molto di più con i LEGO o qualsiasi cosa permettesse costruzione, movimento e azione. Preferivo rincorrere gatti, lucertole o piccoli animaletti, perfino palloni, piuttosto che armeggiare con bambole e bambolotti, e non comprendevo assolutamente come potessero trovare piacevole simulare i bisogni fisiologici di quei plasticotti. Fino a 12 anni chiedevo a Babbo Natale in ordine: colori, registratore, libri, costruzioni, cioccolata e sempre un trattore rosso… che mi venne regalato, ma in scala mooolto ridotta rispetto ai miei desideri.

Alle elementari, piena di entusiasmo, mi sono iscritta al corso di falegnameria, divertendomi e appassionandomi talmente tanto da creare tanti piccoli oggetti con le mie mani (cofanetti, bacheche, scatoline che ho ancora in bella mostra a casa) e ricordo bene le prese in giro dei compagni e delle compagne, che non riuscivano a capire come una femmina potesse trovare così affascinante seghe, scalpelli e chiodi. Ma quella esperienza ha lasciato un segno indelebile: la soddisfazione di costruire, imparare facendo, seguire una passione concreta, indipendentemente dal giudizio altrui. Quando, l’anno dopo, “su consiglio” delle maestre, ho scelto di cambiare con un altro corso, quello di tipografia, l’odore mi ha stregata, come vedete, fino ad ora.

Ed eccoci qui, Fabiana e io, ma anche tante di voi Lettrici e Lettori. Tante storie diverse, eppure la stessa linea invisibile: passione, scelta, coraggio di non conformarsi, di seguire ciò che fa battere il cuore. Questo voglio dire: cercate la vostra dimensione di armonia e tenetela in equilibrio costantemente. Difendetela con grazia ma anche con fermezza. C’è qualcosa di ancora più potente nel suo percorso: le radici. Io le ho percepite durante tutto il tempo in cui siamo state insieme.

Partire da un territorio come Cave, un piccolo borgo della nostra provincia, e arrivare a livelli alti significa portare con sé un messaggio preciso: non serve nascere al centro per diventare centrali. Serve crederci. Serve lavorare. Serve resistere. E serve mantenere una connessione potente e lucida proprio con queste nostre radici: ecco perché abbiamo scelto di connotare l’intervista davanti al vagoncino della ex Stazione di Cave dove passava la tratta ferroviaria della Roma-Fiuggi. I luoghi secondo me hanno una memoria e trasmettono quel patrimonio che ci appartiene come il nostro DNA.

Fabiana De Angelis si è seduta con noi davanti al vagone dell’ex trenino Roma-Fiuggi, un luogo simbolo della città di Cave, dove passato e presente si intrecciano come una storia raccontata lentamente. Accanto a lei, inseparabile, il suo mentore e coach Stefano Conforti, guida e compagno di ogni allenamento, ma anche marito e amore con cui condivide tutto: dai sogni realizzati a quelli futuri, dai sacrifici alle sconfitte, dalle ambizioni alle eccellenze raggiunte.

Con noi a rappresentare la Città di Cave e l’Amministrazione Lupi, l’Assessore allo Sport e alle Politiche Giovanili di Cave, Simone D’Aversa, che ha sottolineato l’importanza di sostenere lo sport femminile e la crescita dei giovani attraverso discipline che insegnano disciplina, coraggio e resilienza.

Come ascolterete direttamente dall’allenatore Conforti, il valore dello sport e del percorso di chi segue una strada per affermarsi va decisamente oltre il ring. Insomma, alla fine, il punto non è il combattimento. Non è il risultato. È quello che resta. Una ragazza che si allena senza sentirsi fuori posto. Una famiglia che, non nascondendo i timori ma affrontandoli apertamente, guarda con orgoglio. Una comunità che riconosce il valore. E una nuova idea di forza: non più legata a un genere, ma a una scelta.

Qual è la lezione più importante? La storia di Fabiana ci ricorda una cosa semplice, ma rivoluzionaria: non esistono sport “da uomini” o “da donne”. Così come non esistono cose da maschi e cose da femmine. Esistono passioni. Esistono sogni. Esistono persone che decidono di inseguirli. E quando lo fanno davvero, con tutto quello che hanno, non stanno solo vincendo un incontro. Stanno cambiando le regole del gioco. Stanno riscrivendo il futuro affermando, oggi, la propria autentica identità, fedeli a se stessi.

E mentre tanti uomini e donne oggi mi copiano parole e scelte, io sorrido. Penso: “Speriamo che copino anche il coraggio… di essere i primi ad andare controcorrente, a osare un’idea e a difenderla fino in fondo.”

Combattete, mie care Lettrici e cari Lettori, con tutti i vostri talenti, dentro e fuori dal vostro “ring”, e siate fiere più di rialzarvi e continuare che di indossare una medaglia. Siete voi quell’oro. Splendete e venite a raccontarmelo. Qui ci sarà sempre chi è felice di darvi tutto lo spazio che meritate e condividere le vostre storie.

Alessandra Battaglia