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Segni ha festeggiato il frutto dei suoi boschi

Quando l’autunno veste i Monti Lepini delle sue sfumature più calde, Segni risponde con ciò che sa fare meglio: accogliere, raccontare, emozionare. E la 68ª Sagra del Marrone Segnino, andata in scena dal 20 al 26 ottobre 2025, ha superato ogni aspettativa, trasformando il borgo in un crocevia di sapori, storia e tradizioni.

Una folla entusiasta ha invaso vicoli e piazze, rendendo questa edizione una delle più partecipate degli ultimi anni. Migliaia di visitatori hanno affollato le fraschette, gli stand, i mercatini e le aree spettacolo, dando vita a un flusso continuo che ha riempito il centro storico dall’alba alla sera. Monolite Notizie ha documentato l’intera kermesse con un videoservizio che restituisce l’atmosfera viva e pulsante dei quattro giorni di festa.

Il trionfo del marrone segnino, re indiscusso della manifestazione, il marrone segnino ha confermato la sua straordinaria capacità di sedurre il palato. Non una semplice castagna, ma un frutto identitario, dalla storia antichissima e riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale del Lazio. Proveniente dai castagneti di Segni, il marrone è stato celebrato in ogni sua forma: caldarroste fumanti, dolci tipici, miele aromatizzato, marmellate e ricette reinterpretate con estro contemporaneo. Molto apprezzati anche i menu degustazione degli stand gastronomici, andati spesso sold out nelle serate più affollate.

A qualificare l’iniziativa accanto al Sindaco di Segni Silvano Moffa, le presenze dell’on. Giancarlo Righini, che ha sottolineato che “il marrone segnino è stato inserito nel Biodistretto”, l’on. Giorgio Salvitti, che ci ha tenuto a sottolineare il suo profondo legame con la Città dove ha vissuto, 

Le autorità hanno visitato la mostra un tuffo nel Medioevo che ha impreziosito la Festa dedicata a San Bruno.Insieme alle tradizionali iniziative ha avuto successo anche il prestigioso convegno con corso qualificante e degustazione- realizzato sempre a Segni durante l’iniziativa della Sagra del Marrone Segnino. Tante le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni come si può vedere nel ricco VideoReportage realizzato da David Cardarelli per Monolite Notizie che accompagna questo articolo.

Prenotazioni da record e grande impegno di tutta la macchina organizzativa. Le prenotazioni, aperte il 13 ottobre, si sono esaurite in poco tempo, segno dell’interesse crescente verso una festa che mantiene intatto il suo legame con il territorio e con le sue radici popolari. La gestione degli accessi, curata in collaborazione con la Compagnia dei Lepini, ha consentito un flusso ordinato anche nei momenti di massima affluenza. Tra enormi braceri ricolmi di squisiti marroni, l’iniziativa ha avuto come pregio anche l’opportunità di visitare diversi luoghi culturali quali ad esempio la Biblioteca di Segni da poco rilanciata con un restyling completo. Le grandi Porte come la Porta Saracena, il Museo di Segni e le Mura Poligonali.

Si è trattato di una festa totale che ha abbracciato storia, arte e comunità. Come ogni anno, la sagra non si è limitata all’enogastronomia. Le vie di Segni si sono animate di musica popolare, spettacoli folkloristici, mercatini artigianali e visite culturali. Molti visitatori hanno approfittato dell’evento per scoprire le meraviglie del borgo lepino: il Museo Archeologico Comunale, gli scorci medievali e le maestose mura ciclopiche, testimonianza di un passato che qui continua a respirare.

La storia del marrone segnino – documentata sin dal XII secolo – è uno dei tesori più preziosi del territorio. Le sue dimensioni generose, la polpa morbida e il sapore intenso lo rendono un frutto unico, simbolo di legami antichi tra natura, agricoltura e comunità. Custode di biodiversità. In un’Italia che spesso dimentica il valore delle sue tradizioni più autentiche, la sagra di Segni ribadisce il ruolo delle feste popolari come presidi culturali e sociali. La Sagra conquista il pubblico con un’edizione che ha confermato ancora una volta la forza di un appuntamento capace di unire gusto, cultura e convivialità. Chi ha partecipato porta via il ricordo di un borgo accogliente, immerso nei profumi del legno e delle castagne, dove ogni angolo racconta una storia e ogni sapore diventa esperienza. Segni, per quattro giorni, è stata un abbraccio: caldo, autentico, indimenticabile.

Alessandra Battaglia