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Chiesa gremita, ospiti istituzionali e lunga fila per il firmacopie del libro dedicato al Papa

La prima presentazione ufficiale del libro “Leone XIII – Costruttore di ponti tra passato e futuro” si è trasformata in un autentico evento culturale: chiesa sold out, pubblico in piedi, atmosfera vibrante, fila lunghissima per il firmacopie. Così Carpineto Romano ha accolto l’autore Mauro D’Arcangeli, protagonista indiscusso di un debutto di tour che promette di lasciare il segno.

Nella cornice della Sagra della Callarosta, la splendida chiesa della Collegiata — cuore spirituale del borgo — ha registrato un’affluenza straordinaria già prima dell’avvio dell’incontro. Decine di persone hanno atteso pazientemente all’ingresso per partecipare a una presentazione che, sin dalle premesse, si annunciava speciale. E non ha deluso le aspettative. Un esordio potente, una risposta corale  da parte del numerosissimo pubblico. Soddisfattissimo l’autore, che al termine dell’incontro ha voluto ringraziare il pubblico definendolo “caldo, competente, profondamente affezionato alla storia della propria terra”. La serata non ha rappresentato solo la prima tappa del tour, ma il battesimo di un percorso narrativo e umano accolto con entusiasmo e che ora si prepara alle prossime date con rinnovato slancio.

Una presentazione intensa e partecipata, guidata dalla scrivente giornalista Alessandra Battaglia, direttore di Monolite Notizie e Roma Sud.  L’incontro si è sviluppato come un vero viaggio nella figura di Gioacchino Pecci, il Papa carpinetano che il mondo ricorda come Leone XIII, pontefice riformatore, intellettuale, diplomatico e uomo profondamente legato alle sue radici lepine. Si sono alternati ai microfoni della conferenza il Presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio Mario Luciano Crea ed il Vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio Edy Palazzi. Parole di gratitudine anche da parte di don Gianni Macale, parroco della Chiesa della Collegiata di Carpineto Romano, che ha espresso felicità nella scelta del nostro nuovo papa di adottare il nome del famoso e stimatissimo predecessore carpinetano. Il commento musicale del chitarrista Roberto Proietti – Menestrello ha donato alla serata un’atmosfera evocativa, accompagnando con delicatezza i passaggi più toccanti del racconto con diversi interventi musicali che, con voce e chitarra, hannoscandito l’incontro con brani appositamente selezionati per l’occasione incontrando alto gradimento del parterre di ospiti tra cui in particolare l’autore D’Arcangeli, ed il folto pubblico.

Dalla presentazione è emerso, nitido ed affascinante, il ritratto di un Papa moderno, nato tra le montagne e, nonostante l’aspetto cagionevole, forte di quella peculiare purezza che i montanari, persone temprate dagli elementi della natura, sanno custodire e parimenti donare al mondo con generosità, intelligenza e talento affermandosi, come nel caso di Leone XIII, per un mix di peculiari qualità e caratura. Innovativo e profondamente percettivo nel suo acume, il Papa determinò una svolta epocale nella visione della Chiesa come strumento per sostenere i lavoratori dando vita a quel magistrale corpus che ancora oggi è la Rerum Novarum. Quando Leone XIII pubblicò la Rerum Novarum nel 1891,forse non immaginava di firmare un documento destinato a cambiare per sempre il modo in cui la Chiesa avrebbe guardato al mondo del lavoro, alla questione sociale e ai rapporti tra capitale e persona. Eppure è proprio ciò che accadde.
L’enciclica, ancora oggi considerata un testo profetico, rappresentò una vera e propria svolta culturale: per la prima volta la Chiesa decise di entrare nel cuore dei problemi della modernità industriale, prendendo posizione di fronte alle ingiustizie che segnavano la vita di milioni di lavoratori. La Rerum Novarum nacque in un’epoca segnata da fabbriche opprimenti, sfruttamento della manodopera, salari miseri e condizioni di vita drammatiche. In questo contesto, Leone XIII scelse di parlare con una chiarezza che sorprese il mondo: denunciò senza esitazioni gli eccessi del capitalismo selvaggio, criticò la disumanizzazione del lavoro ridotto a semplice ingranaggio produttivo e richiamò lo Stato al suo ruolo di garante della dignità delle persone. Al tempo stesso, il Papa respinse le semplificazioni del socialismo ottocentesco, in particolare l’abolizione della proprietà privata. La sua non fu una negazione ideologica, ma un ragionamento profondamente umano: la proprietà, sosteneva, ha una funzione sociale e deve essere custodita non per egoismo, ma per il bene comune. Uno dei passaggi più innovativi dell’enciclica riguarda il diritto al “giusto salario”. Per la prima volta un’autorità morale di livello mondiale affermava che il compenso del lavoratore non dovesse limitarsi a garantire la sopravvivenza individuale, ma una vita dignitosa per sé e per la propria famiglia. Un principio che anticipava di decenni i moderni concetti di welfare e tutela dei diritti sociali. La Rerum Novarum affrontò con coraggio anche il tema delle associazioni dei lavoratori, sostenendo la piena legittimità dei sindacati e il loro ruolo nella difesa delle fasce più deboli. Non era scontato: in molti Paesi, le organizzazioni operaie erano viste con sospetto o considerate destabilizzanti.

Il Papa, al contrario, ne riconobbe la funzione positiva all’interno della società. In questo modo, l’enciclica inaugurò quella che oggi conosciamo come Dottrina Sociale della Chiesa, un percorso che ha influenzato leggi, politiche e culture in tutto il mondo, ispirando generazioni di credenti e non credenti. Il suo messaggio, però, non appartiene solo al passato: in un presente segnato da nuove forme di precarietà, disuguaglianze economiche e crisi del lavoro, la Rerum Novarum continua a parlare con sorprendente attualità. Ricorda che ogni sistema economico, per essere davvero umano, deve mettere al centro la persona, la sua dignità, la sua vita concreta. In questo senso, Leone XIII non fu soltanto un Papa del suo tempo, ma un visionario capace di leggere il futuro. E la sua enciclica resta un ponte ideale tra tradizione e modernità, tra fede e giustizia sociale: un’eredità che continua a illuminare il nostro presente.

D’Arcangeli, con un linguaggio limpido e rigoroso, offre un Leone XIII capace di parlare al presente: poeta e politico, pastore e visionario, uomo immerso nelle grandi questioni del suo tempo eppure profondamente radicato nei monti di Carpineto, dove — come ricorda l’autore — “il sapore è autentico e le parole sono chiare come gli insegnamenti di sua madre Anna”.

La sua voce guida il lettore dall’infanzia semplice fino al soglio pontificio, realizzando un ritratto pieno, coinvolgente, in cui ogni pagina si fa ponte tra memoria e contemporaneità.

Le molteplici voci delle istituzioni locali e regionali presenti a qualificare l’iniziativa hanno sottolineato si tratti di: “Un patrimonio identitario da custodire”. Il Sindaco Stefano Cacciotti e il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Emanuela Massicci hanno portato i saluti dell’Amministrazione comunale, sottolineando come la figura di Leone XIII rappresenti ancora oggi «un faro identitario, un simbolo dell’intelligenza e della spiritualità che questa terra sa esprimere».

Un successo oltre ogni aspettativa ha commosso l’autore stesso. Il firmacopie, che si è protratto per oltre un’ora, ha visto la chiesa trasformarsi in un salotto letterario: persone di ogni età, studenti, studiosi, appassionati di storia, semplici curiosi. Tutti con un libro in mano, tutti desiderosi di scambiare una parola con l’autore.

Mauro D’Arcangeli, carpinetano doc, classe 1968, dopo studi classici e laurea in Scienze Politiche, ha saputo intrecciare la sua attività professionale — oggi è Direttore di Confagricoltura Latina e Frosinone e Presidente del FISLAS — con una solida passione per la storia e per il suo territorio. Già autore di “Il Guardiano della soglia” e coautore di “Viaggi nell’Agro Pontino”, con questo nuovo lavoro firma il suo libro più maturo e più atteso. Dopo il trionfo di Carpineto, il tour di presentazioni è pronto a proseguire in altre città e contesti prestigiosi. Se il debutto è un indizio, il percorso che attende “Leone XIII – Costruttore di ponti tra passato e futuro” sarà un cammino luminoso, proprio come l’eredità del pontefice che racconta.

Il brindisi ha concluso la serata in un clima conviviale, suggellando la piena riuscita di un appuntamento che verrà ricordato come uno dei momenti più alti del cartellone culturale della “Sagra della Callarosta”, manifestazione di grande successo con ottima affluenza e partecipazione complessiva in un clima distensivo e brioso.

Alessandra Battaglia