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Ne scrive il piccolo Alberto Pulcini

C’è un dolore che trapassa le generazioni, una ferita che non ha età. E quando a scriverne è un bambino, con la voce sincera, indignata e profonda di chi non accetta l’ingiustizia, allora quel dolore diventa monito. Alberto Pulcini, giovanissimo ma già consapevole osservatore del mondo, ci consegna un pezzo straordinariamente autentico e commovente sul tema del bullismo. Non è solo un articolo, è un grido che arriva forte e chiaro da chi sa già cosa conta davvero: la gentilezza, l’ascolto, il rispetto. Considerate che Alberto, un bimbo di Cave di appena 10 anni, di sua iniziativa, con coraggio e sensibilità affronta il tema del bullismo dopo il tragico suicidio di un ragazzo a Latina.

La storia di P., il ragazzo di Latina che ha perso la vita a causa della crudeltà e del silenzio altrui, ci viene raccontata da Alberto con l’urgenza di chi sente il dovere di scuotere le coscienze. E ci riesce. Con parole semplici ma potentissime, che dovrebbero essere lette e rilette non solo da coetanei, ma anche – e soprattutto – dagli adulti. Perché è da qui che può partire un cambiamento: dall’empatia di un bambino che ci chiede, senza mezzi termini, di non voltare lo sguardo.

Alberto non si limita a raccontare: denuncia, riflette, propone. Lo fa con passione e con una maturità rara, che scuote e commuove. E alla fine del suo articolo, qualcosa dentro di noi cambia. Perché l’umanità – quella vera – si riconosce anche nei gesti semplici: uno sguardo autentico per vedere davvero chi abbiamo vicino o di passaggio, in un posto accanto, condiviso nel banco della vita. Domandare “come va?”, fermandoci qualche istante a riflettere sul valore della vita, un gesto semplice che diamo talvolta per scontato…

E noi, adulti, abbiamo il dovere di ascoltarlo.

Cari lettori di Monolite Notizie, non siate indifferenti e leggete questo articolo!

Sono Alberto Pulcini e oggi vi parlo di un argomento straziante: il bullismo.

Sicuramente come me ad inizio settembre, avete visto i vari telegiornali da cui anch’io ho appreso la triste notizia che a Latina un ragazzo si è suicidato il giorno prima che cominciasse la scuola. Questa cosa è sconvolgente! Una persona non solo ti ferisce con le botte ma in più ti ferisce con il pensiero. 

“Femminuccia” lo chiamavano così il povero ragazzo, perchè aveva i capelli lunghi. Per piacere agli altri se li è tagliati ma questo non è bastato perché lo hanno preso in giro per come si vestiva.

Poi il baratro, non voleva tornare più a scuola aveva il terrore di rimettere piede dentro quella classe e le ferite sulla schiena facevano male.

Io non lo conoscevo ma sono arrabbiatissimo con i bulli e con i suoi compagni di classe, perché se solo gli avessero chiesto : -Come stai? o un : – Tutto bene? questo non sarebbe accaduto. Perché dal momento che si è in una classe, in quelle sei ore bisogna essere un squadra. Quindi vi supplico, se un bambino sta male, vedete che è triste, aiutatelo non siate indifferenti! Perche vi ricordo che un sacco di gente sta male per questo.

Io ho una mia idea sul bullismo e spero che voi ne abbiate colto il senso. È brutto e queste storie mi fanno star male. Siamo liberi di fare quello che vogliamo nei limiti del consentito e rispettando il prossimo. Siamo umani per questo.

Nessuno è autorizzato a fare del male, dovremmo essere più empatici e dovremmo metterci nei panni dell’ altro per capire cosa si prova ad essere bersaglio della frustrazione altrui.

Spero che dall’alto P. legga questo pezzo e ci perdoni per averlo lasciato solo.

Arrivederci e al prossimo articolo ❤️‍🩹😞

Alberto Pulcini

Avete letto il toccante appello di Alberto, un bambino di soli 10 anni, contro il bullismo: non solo un invito a non restare indifferenti davanti al dolore degli altri, ma, a mio parere, un imperativo morale. Meditiamo: ieri a qualcuno di noi, oggi a te, domani a me.

Alessandra Battaglia